Il cuore degli Appaloosa

Tratta da una canzone di Fred Small, cantante country e predicatore

Questa è la traduzione italiana di una canzone che parla dell’ultima sconfitta (nei “Bear Paw “del Montana sett.)  dei “Coeur d’alene Nez Percés”, comandati dal cristiano e pacifista “Capo Giuseppe”, il quale dopo tutti gli inganni che aveva subito dai “bianchi”, e dopo il massacro, tornò a un nome indiano che dicesse ciò che sentiva nel cuore dolorante:
“Tuono-che-rotola-sulle-montagne”.

Anche gli Appaloosa, i cavalli di cui i Nez Percés andavano fieri, vennero sistematicamente massacrati, per ridurre ancor più alla fame e alla disperazione il popolo “rosso”. Fu in serio pericolo la sopravvivenza della razza stessa di questi splendidi animali. Da notare che il nome “Coeur d’alene”, “Cuor di punteruolo”, veniva a questi Nez Percés
(Nasi Forati) da un trapper francese che, alla fine del ‘700, aveva ammirato il loro modo di commerciare con quelli che ritenevano ancora dei semplici visitatori.

Dalla terra delle acque tonanti alle vette del “Cœur d’alene”
Le bacche che crescono nella foresta, le alci che pascolano nella pianura
Il “Popolo del Coyote” si stabilì lungo i fiumi
della verde Valle Wallowa prima che ci fosse un nome per gli steccati.

Ed essi allevarono una specie di cavalli, il tesoro della tribù
Chi potrebbe danzare sulle punte sopra un precipizio o galoppare su per il fianco della montagna
Chi potrebbe portare la selvaggina cacciata, sfuggire alla carica cieca dei bisonti
Il cavallo dal mantello maculato nacque dotato di una velocità senza pari.

CORO:
“Tuono-che-rotola-sulle-montagne”

Condusse il Popolo attraverso il Great Divide
C’è sangue sulla neve delle colline dell’Idaho
Ma il cuore degli Appaloosa non è mai morto.

Durante l’inverno arrivarono i “coronati”, semicongelati dal freddo
Portavano armi da fuoco e binocoli e un libro che salva l’anima
Il popolo li accolse e li nutrì finché non furono tornati in forze
E studiarono la carta parlante, per impararne i misteri.
All’ombra della missione sorsero fattorie e città abusive
La pianura venne rigata dagli steccati, la lama dell’aratro ferì il terreno
Nelle acque poco profonde del Clearwater, l’oro luccicava nel crivello
E da Washington arrivò l’ordine: togliete di mezzo gli indiani.

CORO

Il capo parlò al Popolo con tutta la sua rabbia e la sua paura:
“Non sono più Capo Giuseppe. Il mio nome è “Tuono-che-rotola”.
Ci condannano alla desolazione di una terra arida e sassosa
Noi combatteremo se dobbiamo, ma troveremo un’altra casa.”

Fuggirono nel Bitterroot, un esercito alle loro calcagna
Combatterono a White Bird Canyon, combatterono a Misery Hill
finché il colonnello non capì la loro strategia e diede l’ordine
di uccidere tutti i cavalli Appaloosa dovunque venissero trovati.

CORO

Si ritirarono per milleduecento miglia, oltrepassando il Divide per tre volte
La loro unica salvezza, i loro unici alleati, i cavalli.
Trecento Appaloosa morirono con la tribù
Le persone ed i cavalli morirono fianco a fianco.

“Tuono-che-rotola-sulle-montagne” disse: “Il mio cuore è stanco e triste.
I nostri bambini sono al gelo. I vecchi sono morti.
La fame ha minato il nostro spirito. Le nostre ferite sono profonde e doloranti.
Da questo momento non combatterò più.”

Furono spediti in Oklahoma, dove la malaria era diffusa,
ma in molti morirono di crepacuore perché lontani dalla terra che aveva dato loro la vita
e l’uomo che una volta era chiamato Giuseppe, sul punto di morte, è stato sentito dire “Abbiamo dato i nostri cavalli, sono andati via.”
Ma qualche volta, senza preavviso, da un piccolo allevamento domestico, un cavallo colorato e dallo spirito meraviglioso, si ergerà forte, agile e senza paura su una collina ascoltando il tuono, gli appaloosa vivono ancora.

CORO

Grazie a HAIKU

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